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lunedì, 22 gennaio 2007

SALA D'ATTESA

Quell'umanità raccolta
perlopiù intristita dai fumi
delle storie sue e degli altri,
spesso imbastardita,
in odor di periferie come latomie,
non m'appartiene.

E t'invidio per le notti che passi
da pipistrello
a cercare le certezze e le parole
forti che usi in descrizione.

Qua, nella parte del mondo dove vivo,
tra pratirasoterra, heidicapre,bàulinonni,
bambini imbavagliati in marinare,
codebionde di Cavalli,
e prosopopee d'antan,
mi adatto all'eleganza che nasconde la sostanza
mancante sotto tutte queste perle intorno al collo.

Allora ti penso a dormire trai tuoi treni
che stanno sempre in un posto di partenza,
pronto alla pisciata liberante sui binari
e alla sporcizia liberata dai sedili.

Tu in partenza sempre.
Ed io seduta in salotto
ad aspettare.

postato da: necatrix alle ore 10:32 | link | commenti (15)
categorie: poesia
sabato, 20 gennaio 2007

LETTERA AD UN POETA CHE SI MALEDISSE DA SOLO

Se per azzardo ultimo

tu potessi lasciare tutte

le tue scuse a Rimbaud

insieme ai cocci di bottiglia

che a volte scagli sopra il muro

alto di tutto quell'amore

che ti fa irredento di te stesso

forse allora capiresti

che quella vita che trascini di peso

come un sacco di farina da mulino

altro non è che la maledizione dei poeti

figli di un dio inferiore e inferno

che li condanna ad una miopia

da scienziato o da assassino.

Vorrei poterti regalare un po' della mia rassegnazione

qualche penna azzurra di pavone

e i guanti di lattice che uso per mettere

a bagno i panni sporchi

insieme alla  colpe che  con te

volente o nolente condivido.

Sento la tua risata al di là degli Appennini

che s'inchina al mare.

Io so che tu capisci anche se non dici.

Così indosso quel grembiule a fiori

-così anni settanta-

che so ti piacerebbe

proprio per ascoltare da Guccini

di Cyrano e il suo naso

e ridere con te

di queste masturbazioni incoite

che ci procuriamo

noi poeti

e dei barattieri o ladri che affollano stasera

incauti

le pagine di molti dei giornali

dove i nostri gatti

si sono incaricati di dormire.

 

Ti penso ostrica da scoglio

che racchiude l'occhio

di quel dio inferiore che t'ha fatto

e che ti ha dato in dono il nome

di qualcuno

che fu poeta -e grande-

come te disincantato e lirico

ad un tempo

che scrisse di dita e giorni

che come te strofinava i polpastrelli delicati

sopra il braille di questo mondo

averno dove non s'accende mai la luce prima

di scopare

via i resti degli intonaci alle pareti umide

e aperte sui cortili.

 

postato da: necatrix alle ore 16:32 | link | commenti (2)
categorie: poesia

OU-TOPIA

Io che ho studiato poeti e manifesti

ora vorrei in fondo appartenere

a un canone o avere qualche colpo in canna

e qualche rospo in gola da rigettare come te

per superare il limite che c'è

nel suono del pensiero detto.

Vorrei un occhio che sapesse la palpebra

e l'ammiccamento inconsapevole

o il tic nervoso del dolore.

Io che tentenno in questa scrittura solitaria

e rivesto di broccati strofe come stoffe

In una dialettica lenta o vorticosa

- al meno urticante se tu vuoi-

strana e normale

in disarmonia verticale.

Forse non ci sarà luogo

dove potremo incontrarci

né possibilità d'affermazione

-my red lone wolf-

Chiamala, se puoi, Utopia.

 

 

 

postato da: necatrix alle ore 16:25 | link | commenti (1)
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